L’Illusione del Numero 3: Perché Gemini ora “pensa” (e tu puoi smettere di farlo)

È arrivato ieri, martedì 18 novembre 2025. Puntuale come quella sensazione di vuoto che cerchiamo di riempire su Amazon alle due di notte. Gemini 3.

Siamo onesti: non avevamo ancora imparato a convivere pacificamente con la versione 2.5, rilasciata solo pochi mesi fa, ed eccoci qui a sbavare dietro al nuovo numero intero. Siamo convinti che questo “3” magico risolverà i bug della nostra esistenza, che sistemerà le mail a cui non vogliamo rispondere e le idee che non abbiamo la forza di partorire.

Spoiler: non lo farà. Ma, tecnicamente parlando, è una bestia impressionante. Ed è proprio questo il problema.

Ecco la recensione non richiesta e non edulcorata di quello che Google ci ha appena venduto come il futuro, filtrata per i lettori di ai-utopia.

Il Grande “Pensatore” Digitale

 

La killer feature di Gemini 3 si chiama “Deep Think”. Google afferma con orgoglio che il modello ora possiede capacità di ragionamento di “livello PhD”. Prima le AI “allucinavano” con la sicurezza di un ubriaco al bar; ora Gemini 3 si prende una pausa, riflette, simula il pensiero umano e poi risponde.

C’è una dolce ironia in tutto questo. Abbiamo costruito macchine che si fermano a riflettere proprio nel momento storico in cui l’essere umano ha smesso di farlo. Mentre noi reagiamo d’istinto ai titoli clickbait e vomitiamo opinioni non richieste sui social in tre secondi netti, l’intelligenza artificiale si prende il lusso della lentezza. Stiamo esternalizzando la fatica cognitiva. Gemini 3 pensa “profondamente” affinché tu possa rimanere in superficie. È comodo, certo. È anche l’inizio della fine del tuo spirito critico.

La Dittatura della “Generative UI”

 

Non ti dà più solo testo. Se chiedi un piano di lavoro, Gemini 3 ora disegna l’interfaccia: pulsanti, moduli, grafici interattivi creati al volo.

È la vittoria dell’estetica sulla sostanza, o meglio, sulla fatica. Leggere un paragrafo di testo ci costa ormai troppe calorie. Vogliamo che l’informazione sia pre-masticata e sputata fuori sotto forma di app colorata e cliccabile. Non vogliamo imparare come organizzare un viaggio; vogliamo un pulsante con scritto “Prenota felicità”. E Gemini 3 ce lo dà. Ci tratta come bambini viziati che non mangiano la verdura se non ha la forma di un aeroplano.

Antigravity: Fluttuare nel vuoto dell’incompetenza

 

Google ha lanciato anche la piattaforma per sviluppatori chiamata Antigravity. Un nome perfetto. Serve a creare agenti autonomi che codificano e lavorano da soli. L’obiettivo è togliere il “peso” della gravità, la zavorra del lavoro manuale.

Ma la gravità è ciò che ci tiene con i piedi per terra. Se togliamo il peso del fare, del capire come funzionano le cose “sotto il cofano”, finiremo per fluttuare in un limbo di incompetenza assistita. Costruiremo cattedrali di codice di cui non conosciamo le fondamenta, pregando che l’architetto di silicio non abbia avuto una giornata storta.

La Conclusione (che non ti piacerà)

 

Gemini 3 è uscito una settimana dopo GPT-5.1 e due mesi dopo Claude Sonnet 4.5. I benchmark dicono che è superiore. Ha fatto 1501 punti su qualche classifica oscura invece di 1490.

Ma a te, caro utente, cosa cambia? Userai questa potenza di calcolo straordinaria, capace di ragionamenti da dottorato di ricerca, per scrivere mail passivo-aggressive al condominio o per chiedere una ricetta svuota-frigo.

Gemini 3 è uno specchio nero, lucidissimo e tecnologicamente perfetto. Riflette un’immagine nitida: quella di una macchina che diventa sempre più umana, mentre noi diventiamo sempre più macchine.

Benvenuto nel futuro. Cerca di non spegnere il cervello, almeno non oggi.

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